Non è il momento di tirar bombe ma di riflettere

E’ arrivato anche a Perugia l’allarme bomba alla sede di Equitalia! Vero o falso che sia poco conta, denota il crescere di una tensione sociale della quale siamo tutti responsabili perchè figlia di quel degrado etico e morale di cui siamo tutti, in quota parte, complici ed artefici.
Non credo sia il momento di tirar bombe quanto piuttosto di avviare una profonda e collettiva riflessione:
Deve riflettere chi ha evaso le tasse,
Deve riflettere chi ha accettato e chi ha pagato tangenti per un appalto,
Deve riflettere chi, quella volta, per quel posto di lavoro, non ha esitato a fare “quella telefonata”,
Deve riflettere chi ha cercato un ruolo politico per il proprio tornaconto,
Deve riflettere chi ha venduto il suo voto alla promessa di un favore,
Deve riflettere chi si è sentito libero ed autorizzato a non pagare quel biglietto,
Deve riflettere chi la fattura ha trovato conveniente non farsela fare,
Deve riflettere chi il mattino, arrivato sul posto di lavoro, timbra il cartellino prima di parcheggiare,
Deve riflettere chi, per non pagare il parcheggio, occupa il posto degli invalidi,
Deve riflettere chi permette tutto questo,
Deve riflettere chi non fa coscientemente il proprio lavoro,
Deve riflettere chi ha creduto che il futuro potesse essere un’ “Isola” o un “Grande Fratello”,
Deve riflettere chi ha prodotto informazione spazzatura,
Deve riflettere chi ha richiesto informazione spazzatura,
Deve riflettere chi ha truffato l’assicurazione perchè tutti lo fanno,
Deve riflettere chi ha telefonato al medico per un certificato di una malattia inesistente,
Deve riflettere quel medico che quel certificato lo ha comunque firmato,
Deve riflettere chi ha arrotondato in nero ,
Deve riflettere chi pensa solo al proprio futuro,
Deve riflettere chi ha foraggiato le casse della malavita perchè uno spinello non ha mai fatto male a nessuno,
Deve riflettere chi ha taciuto per paura o peggio ancora per indifferenza,
Deve riflettere chi pensa che scrivere il proprio stato su FaceBook sia un impegno sociale sufficiente,
Deve riflettere chi parla bene e pratica male ma anche chi si limita solamente a parlare,
Deve riflettere chi si sente estremamente furbo,
Deve riflettere chi ha detto almeno una volta “lei non sa chi sono io”,
Deve riflettere chi pensa che tutto è sempre colpa di qualcun altro ,
A questo punto, se qualcuno davvero riuscisse a sentirsi esonerato da almeno una di queste riflessioni sono sicuro che avrebbe anche il buon senso per capire che :
non è il momento di tirar bombe ma di riflettere

Claudio Santi

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Made in Green China

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Siamo abituati a considerare la green economy come una prerogativa del mondo occidentale, quasi una risposta sttrategica ed obbligata al boom economico-produttivo della inquinante Cina. Meno frequentemente invece consideriamo che se da un lato è vero che Pechino rimane ancora il principale inquinatore mondiale dall’altro è anche il maggiore produttore mondiale di fotovoltaico e il leader dell’eolico. Nel 2010 gli investimenti cinesi in tecnologie pulite sono stati quattro volte superiori a quelli americani. Migliorando la sua efficienza energetica del 19 % dal 2005 ad oggi la Cina ha ridotto le emissioni di 1,5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, con un piano di mglioramento che raggiungerà una efficienza del 40 – 45 per cento entro il 2020. Investirà 250 miliardi di euro nei prossimi 5 anni per lo sviluppo di un’economia a bassa intensità di carbonio con la produzione, entro il 2015, di unmilione di auto elettriche.
È così che a Durban la Cina, dichiarandosi disposta ad un’intesa per un taglio obbligatorio dei gas serra a partire dal 2020, si smarca dall’immobilismo e dalla deludente retromarcia dagli Stati Uniti di Obama aprendo un spazio di intesa con l’ Europa in un accordo che non è assurdo immaginare possa coinvolgere anche altri importanti paesi come Brasile, Sudafrica, Messico, Australia e Nuova Zelanda.
La Cina quindi, dopo essere stata protagonista negativo nella lotta ai cambiamenti climatici oggi, spinta anche dalla preoccupazione della desertificazione, dell’inquinamento delle falde acquifere e delle conseguenze disastrose degli sconvolgimenti climatici, ha deciso di proporsi oggi come leader mondiale nella rivoluzione verde. Il 2020 tuttavia non è proprio dietro l’angolo, ammesso che in questi anni non intervengano imprevisti politici e/o conomici a d inceppare la delicata macchina degli accordi internazionali, rimane aperto un dubbio: saremo ancora in tempo?

Claudio Santi

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O.G.M. Organismo Geriatricamente Modificato

“Oggi sappiamo che gli ogm miglioreranno l’umanita’, se tutti abbiamo la stessa conformazione perche’ non usare questa conformazione per trasferire un gene da un organismo a un altro?”. Con queste parole Umberto Veronesi torna a far parlare di se non per la brillante carriera di oncologo ma per le sue discutibili prese di posizione a fianco degli interessi delle multinazionali. Con la stessa convinzione con cui  qualche mese aveva aveva sostenuto la necessità del ritorno al nucleare oggi Veronesi esalta gli organismi geneticamente modificati attribuendo loro una dote quasi salvatica per l’umanità e la soluzione della fame nel mondo.
Soffermandosi sui dati sperimentali che dimostrano la mancanza di effetti tossici di alcune specie OGM di mais Veronesi dimostra di affrontare la problematica in maniera miope e fuorviante. Non è mai produttivo osservare un problema dallo spioncino dalle porta ma bisogna analizzarlo nella totalità delle interazioni con gli equilibri della Natura, delle varie specie viventi e rapportarlo con gli equilibri socio-economici delle società coinvolte.
Non è sufficiente affermare che un prodotto geneticamente modificato non è tossico o dannoso per l’uomo se non sono stati presi in considerazione i suoi effetti e danni sulla biodiversità dell’ecosistema e le conseguenze negative che il brevetto sul codice genetico di un alimento fondamentale per il nutrimento di intere popolazione può avere sullo sviluppo economico industriale ed agricolo di quelle stesse popolazioni.
Veronesi è uno scienziato e come tale non può non conoscere e non considerare tutto questo. Probabilmente in un periodo in cui il recupero degli equilibri naturali sta diventando il paradigma fondamentale della sostenibilita sarebbe necessario mostrare, almeno sul piano scientifico, una maggiore indipendenza culturale dai poteri che governano gli interessi economici globali e con essi anche i cordoni dei finanziamenti alla ricerca.
Claudio Santi
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L’ultimo videomessaggio

Silvio Berlusconi ha appena diramato il suo ultimo videomessaggio da Palazzo Chigi. Qualcuno lo aveva previsto , qualcun altro pensava che invece stavolta avrebbe avuto il buonsenso di mantenere un profilo basso, ed incassare il dissenso educato e fin troppo garbato delle migliaia di italiani che ieri sera hanno festeggiato per le strade e le piazze come se l’Italia avesse vinto i mondiali di calcio! La notizia delle dimissioni di Silvio Berlusconi è di quelle che rincuorano e danno speranza ad un popolo che ha dovuto sopportare l’onta internazionale dei festini a luci rosse, delle decine di leggi ad personam, della compravendita di parlamentari, delle amicizie scomode con dittatori e faccendieri, gli insulti alla dignità dei terremotati dell’Aquila, la perdita di credibilità di un paese utilizzato dalla cricca del presidente come un affare privato, la distruzione dell’istruzione, della cultura, della sanità, dell’ambiente, della cosa pubblica.
Un premier affaccendato a difendere i suoi interessi privati fino alla fine se è vero che ha cercato di trattare, nella resa, un salvacondotto per le sue vicende giudiziarie e garanzie per le sue aziende private.
Un re nudo, senza il controllo della situazione, obsoleto come quest’ultimo videomessaggio con il quale cerca disperatamente di tamponare un emorragia di consensi che tutti ci auguriamo possa essere da oggi definitiva.
Esce di scena così come vi era entrato nel 1994, quando un videomessaggio in VHS aveva rappresentato una novità assoluta sul piano comunicativo, tanto innovativo da cogliere di sorpresa ed incantare migliaia e migliaia d’italiani. Quello del videomessaggio oggi, nell’era di internet, della TV interattiva, dei talk-show con contraddittorio non rappresenta più una novità, puzza di stantio, di autoreferenziale e lo si associa molto più adeguatamente ai disperati appelli di dittatori in fuga braccati dalla rivolta del proprio paese.
Silvio Berlusconi, che sull’efficacia della comunicazione aveva fondato la fortuna di un partito assolutamente inconsistente sul piano dei contenuti e delle presentabilità personali, oggi commette il suo ultimo, ed auguriamoci definitivo, errore politico proprio sul piano della comunicazione, recitando l’improbabile ruolo della vittima sacrificata all’altare della patria, del condottiero responsabile pronto a farsi da parte per il bene del paese.
No caro Silvio, stavolta gli italiani non cadranno ai piedi del tuo sorriso ammaliatore, la nuca col riporto del vecchio marpione ha fatto molto più rapidamente il giro della rete, insieme alla gioia di chi cantava l’alleluia davanti al quirinale, insieme alle barzellette che hanno coperto di vergogna un paese un tempo ricordato per i suoi artisti ed i suoi scienziati. Tutto questo rimarrà nella mente e negli occhi degli italiani e non il tuo ultimo appello ad una nazione che hai sempre umiliato e sfruttato. Il tuo videomessaggio rimarrà stritolato da quella macchina dell’informazione e della comunicazione che tu per primo hai cavalcato e che oggi fortunatamente inizia a portare aria nuova, aria di democrazia, facilitando il recupero di quella coscienza civica, che per diciotto anni hai tentato di annientare.

Claudio Santi e Federica Sampaolesi

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Sculture di cioccolato

Pacchiana ostentazione di opulenza
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Oggi dalle 10 alle 18, ad eurochocolate il consueto atteso evento delle sculture di cioccolato in Corso Vannucci. A realizzarle alcuni fra i più celebrati artisti umbri alle prese con i giganteschi blocchi di fondente da un metro cubo, circondati da orde di eccitati visitatori che senza lesinare spintoni cercheranno di rimpizzarzi delle schegge che, inevitabilmente, cadranno a terra. Una scena quasi medievale, una ostentazione pacchiana e fuori luogo di opulenza che, in un periodo di crisi globale, sarebbe stato opportuno e doveroso evitare. A chi si affretterà a raccogliere le ” deliziose scaglie” vale la pena ricordare che nel mondo ogni tre secondi qualcuno, in maggior parte bambini, muore di fame e nelle otto ore di spettacolo “cioccolatoso” saranno 9600 le persone che non c’e la faranno a resistere alla povertà ed agli stenti. Questo non ci toglie il diritto di vivere in serenità e festa, anche gustando un prodotto delizioso come il cioccolato ma lo si faccia con maggiore sobrietà e maggior senso di responsabilità a partire dagli organizzatori e dalle multinazionali che lucrano su questi eventi e dalle amministrazioni che hanno il dovere di curare anche il decoro etico di ciò che avviene nella nostra città.

Claudio Santi

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Mi(ni)stero della Cultura

L’ennesima gaffe del ministro gelmini (l’utilizzo della minuscola non è un refuso) sottolinea con quanto pressappochismo venga gestito in Italia un settore strategico e fondamentale come quello della Cultura. (anche in questo caso l’utilizzo della maiuscola non è un refuso) E’ sacrosanto che un ministro non possa essere al tempo stesso un fisico un chimico un medico un letterato un matematico un biologo ….. ma in genere dovrebbe corredarsi di competenze tecniche in modo da evitare figuracce del genere e se possibile agire con cognizione di causa su quello che è chiamato a fare nei vari settori che riguardano l’istruzione e la ricerca scientifica.
Un ministro che pensa di aver contribuito con 45 milioni di euro alla realizzazione di un tunnel di 750 chilometri, non ha idea di quello che dice non solo sul piano scientifico e tecnico ma nemmeno economico. Tanta incompetenza tuttavia non credo possa essere archiviata solo come evidente e conclamata incapacità, il ministro gelmini è espressione dell’azione distruttiva che i governi Berlusconi hanno iniziato a mettere in atto oramai da anni, allo scopo di depotenziare gli unici canali in grado di dare ai futuri cittadini strumenti per pensare, prendere coscienza ed agire in maniera consapevole.
A tale proposito sono andato a rileggere un mio vecchio scritto dove commentavo una pubblicazione della fondazione Magna Carta “Governare l’Italia per l’istruzione e la ricerca scientifica”.
Nella recensione e presentazione del libro si legge: “La pubblica istruzione italiana è in condizioni a dir poco pessime……..Quel che è peggio, queste condizioni sono in rapidissimo peggioramento. Tanto da consentire di ipotizzare che quel poco che resta di solido sarà spazzato via entro un decennio, o forse ancora prima…….”
“Il problema sta nei principi pedagogici che regnano nel Ministero della Pubblica Istruzione, ……..che sono pervasi da uno pseudo-pensiero politicamente corretto, da un “democratese”, che ha fatto di essi causa non ultima della perdita di baricentro e della sempre più marcata incapacità educativa della scuola italiana. ………. questi principi negano che nel processo educativo debbano esservi dei robusti elementi non diciamo di autoritarismo, ma quanto meno di autorità e autorevolezza…..”
“Quello che il programma di Magna Carta intende sottolineare, è innanzitutto l’esigenza di recuperare …… la consapevolezza che educare significa, almeno in una certa misura (non occorre certo tornare alle punizioni corporali…), imporre dall’alto nozioni, punti di vista e anche principi – quelle nozioni, quei punti di vista e quei principi che sono indispensabili alla salvaguardia della civiltà, considerata non come un prodotto spontaneo delle pulsioni umane, ma come una costruzione fragile e artificiale. ….Nicolàs Gòmes Devila s…. «Educare l’uomo è impedirgli la libera espressione della sua personalità».

Molti si chiederanno cosa sia la fondazione Magna Carta:

“La fondazione Magna carta è una Fondazione dedicata alla ricerca e allo studio di ipotesi di riforma in quattro grandi aree tematiche: la politica estera; la riorganizzazione dello Stato; l’innovazione, la ricerca e l’istruzione; il welfare, l’economia e il mercato”

Scorrendo tra le pagine del sito si scopre che il presidente onorario è il senatore Quagliarello ( PdL), e che il comitato scientifico è formato tra i tanti da: i ministri Maurizio Sacconi e Renato Brunetta, i senatori Enrico La Loggia (PdL), Margherita Boniver (PSI), il sottosegretario Alfredo Mantovano, l’europarlamentare Marco Taradash (PdL) ed Antonio Catricalà (presidente antitust ed ex capogabinetto al ministero Istruzione e Ricerca Scientifica)
E tra i fondatori troviamo banche, agenzie editoriali, finanziarie e…… guarda caso Mediaset e Finmeccanica.

Ovviamente nulla più che un semplice elemento di riflessione ma due più due, fino a prossima smentita ministeriale, credo continui a fare ancora quattro!

Claudio Santi

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Produzione di CO2: è solo colpa dei Paesi emergenti?

Uno degli impegni presi a Copenhagen era quello di contenere entro il 2100 il riscaldamento climatico al di sotto di 2 gradi rispetto all’epoca pre-industriale. Un impegno che  sembra oggi essere pura utopia se è vero che, nel 2010, sono state prodotte ed emesse complessivamente  30,6 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (CO2), con un incremento di 1,6 miliardi di tonnellate rispetto all’anno precedente (Fonte IEA International Energy Agency). Per ripettare la Road Map di Copenhagen fino al 2020 non si sarebbero dovuti superare i 32 miliardi di tonnellate, cosa che probabilmente avverrà invece già quest’anno se continuerà la tendenza che, negli scenari dell’IPCC (Intergovernmental Panel of Climate Change), veniva prospetata come la peggiore con il rischio di raggiungere al 2100 un incremento di temperatura di addirittura 4 gradi.
Apparentemente la responsabilità è dei paesi emergenti i quali, superata la crisi economica, producono oggi tre quarti della CO2 emessa ma va considerato che questo non corrisponde ad una riduzione dell’impronta ecologica dell’occidente che ha semplicemente delocalizzato le emissioni. Colpa della delocalizzazione delle produzioni e dell’aumento delle importazioni che mette la quota di emissione a carico del paese che produce un bene e non a carico del paese che lo utilizza. Un problema non solo etico ma profondamente pratico che ci restituisce la preoccupante evidenza che, a livello globale, non è ancora iniziato il necessario quanto urgente ridimensionamento del consumo delle risorse e del territorio collegato ad una ridistribuzione equa della qualità della vita.

Claudio Santi

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