Passa la nube ma non la paura!

La nube radioattiva partita dalla centrale di Fukushima è diretta verso l’Europa, e con molta probabilità passerà domani anche sopra l’Italia. Al momento è difficile prevederne la reale pericolosità e la tendenza è quella a rassicurare anche se nessuno vuole sbilanciarsi più di tanto.
Giancarlo Torri, responsabile del Servizio misure radiometriche del Dipartimento nucleare dell’Ispra, ha parlato di possibilità di contaminazione minima, senza rischi per la salute dichiarando tuttavia che le Arpa regionali sono state allertate allo scopo di monitorare in tempo reale il passaggio della nube sul nostro territorio.
Prevedere la reale entità della contaminazione è sicuramente difficile. Dipende in primo luogo dalla diluizione che la nube originale ha subito durante lo spostamento e dipende anche dal tipo di radioisotopi presenti. E’ ragionevole ipotizzare che lo iodio 131, con un tempo di decadimento piuttosto rapido, possa essere considerato non più un pericolo per la salute pubblica. Diversamente altri radioisotopi come Cesio 137 potrebbero sicuramente presentare un rischio maggiore a medio e lungo termine, legato soprattutto ai tempi di dimezzamento più lunghi ed alla possibilità di bioaccumulo e di contaminazione della catena alimentare. Questo non è il momento degli allarmismi e, per quanto mi riguarda, ripongo totale fiducia nelle autorità deputate al monitoraggio dell’ambiente ed al  mantenimento della nostra salute. Non possiamo tuttavia esimerci da una riflessione che assume un carattere assolutamente generale, una riflessione legata alla globalità delle conseguenze di un disastro nucleare. Conseguenze che non risparmiano nemmeno popolazioni a diecimila chilometri di distanza, sottoponendole ad un rischio che, ammesso venga confermato minimo, non potrà mai essere nullo. Conseguenze che, in caso di una reale contaminazione,  potrebbero risultare economicamente pesanti, basti pensare all’agricoltura,all’allevamento ed all’industria alimentare in genere. Per il momento non ci resta che augurarci che la realtà rispecchi effettivamente gli auspici ed i ragionevoli tentativi di previsione e che la situazione nella centrale giapponese possa essere quanto prima dichiarata stabile e definitivamente sotto controllo.

Claudio Santi

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Iodio-131: Cernobyl continua a produrre tumori alla tiroide

In uno studio apparso il 17 marzo 2011 sulla rivista Environmental Healt Perspectives un team internazionale di ricercatori, coordinati dal National Cancer Institute del dipartimento della salute degli Stati Uniti, riporta che l’esposizione a iodio 131 può essere la causa dei nuovi casi di tumore alla tiroide che ancora oggi vengono riscontrati tra le persone che nel 1986 furono esposte al fallout dell’incidente nucleare di Cernobyl.

È stata individuata una netta correlazione dose effetto tra la quantità di energia radiante assorbita ed insorgenza delle neoplasie, con un trend costante nel tempo, che non sembra ancora diminuire. Lo studio ha coinvolto 12500 pazienti che avevano, all’epoca dell’incidente, meno di diciotto anni e risiedevano in una delle regioni limitrofe: Chernigov, Zhytomyr, e Kiev. A tutti i pazienti è stata misurata la dose di iodio-131 assorbita nei due mesi successivi all’incidente, e sono poi seguiti controlli analitici strumentali e medici con frequenza periodica fino a quattro volte l’anno. Dall’analisi della storia di ciascun paziente è stato possibile valutare anche l’influenza di alcune abitudini come ad esempio il consumo di latte o del trattamento profilattico con iodio non radioattivo subito dopo l’incidente che si è dimostrato utile a prevenire i danni alla tiroide ed il rischio dell’insorgenza di un tumore.

Claudio Santi

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Fukushima: la Protezione Civile Italiana pensi alla sicurezza dei nostri connazionali e non alla propaganda pro-nucleare

Inqualificabile l’atteggiamento della squadra di tecnici della protezione civile italiana arrivata ieri in supporto all’ambasciata italiana a Tokyo. In un momento di crisi e di evidente rischio per quanto sta accadendo a Fukushima-1, mentre la stessa ambasciata invita gli italiani a lasciare la città, affrettarsi a dichiarare che Tokyo è una città meno radioattiva di Roma appare come la dichiarazione propagandistica di un governo preoccupato per le ripercussioni che questa tragedia potrà avere sulla sua politica nucleare piuttosto che per la salute della gente ed ai pericoli reali per l’ambiente ed il pianeta.
La stessa agenzia nucleare americana segue con apprensione l’evolversi della situazione evacuando cittadini americani per un raggio di 80 chilometri dalla centrale imponendo al governo USA un profondo ripensamento sul piano energetico nazionale.
Chiaramente trovandomi in Italia non mi permetto di criticare la bontà dei rilevamenti spettroscopici fatti dai tecnici della nostra protezione civile, ma non posso non rilevare l’assoluta inutilità delle loro dichiarazioni alla stampa sulle quali pesa forte il sospetto di una strumentalizzazione politica.
Che a Tokyo ancora non ci siano livelli di radioattività pericolosi per la popolazione non è mai stato in dubbio, se questo è quello che la nostra protezione civile è andata a fare in Giappone potevamo anche risparmiare i soldi della loro trasferta. Tuttavia non può essere nascosto che a Fukushima la situazione sia moto critica, a tratti fuori dal controllo delle squadre di soccorso costrette ad allontanarsi a causa delle elevate concentrazioni di radioattività. Si interviene oramai da lontano, elicotteri, qualcuno ha parlato di cannoni ad acqua che proprio ora si apprende non sono utilizzabili, troppo rischiosi per gli operatori. Una situazione critica ed incerta sulla quale nessuno può fare previsioni ne giocare la partita sporca del sensazionalismo o della minimizzazione.
Quanto sta accadendo in Giappone non ha bisogno di spettacolarizzazioni mediatiche per mostrare in tutta la sua drammaticità quali possono essere i rischi connessi ad una centrale nucleare. Svizzera, Germania, Stati Uniti, Regno Unito stanno rilasciando dichiarazioni caute e volte ad un ripensamento critico sul nucleare. A casa nostra questo non avviene e la preoccupazione è rivolta maggiormente ad ovattare l’ opinione pubblica per non permettere che una scelta democratica, libera ed informata possa rovinare la gallina dalle uova d’oro per le lobbies ed i signori degli appalti. Buon Compleanno Italia !

Claudio Santi

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Fukushima: previsioni e timori in larga parte confermati

Una dopo l’altra cadono le pedine di questa drammatica partita a scacchi. Dopo il reattore numero uno è stata la volta del tre ed a seguire il due e poche ore fa il quattro.
Oramai è evidente che l’ottimismo arrogante ostentato nei primi momenti dal promotore del Forum nucleare, Chicco Testa, era quantomeno fuori luogo.
Purtroppo appaiono tutte realizzate le nostre previsioni ed i nostri timori.
Che la situazione fosse più grave di quanto il tam tam frenetico delle notizie lasciava trasparire era evidente da tutta una serie di decisioni prese dalle autorità e dai tecnici della TEPCO, e dai piani di evacuazione che si andavano facendo via via più massicci col passare del tempo.
Nelle prime ore di oggi, alcuni colleghi di Tokio parlavano addirittura di una possibile evacuazione della città, un esodo che assumerebbe un significato quasi biblico difrontre ad una catastrofe che pochi eroici tecnici e pompieri stanno cercando di evitare, esponendo le loro vite ad un rischio pressoché certo quanto disperato.
Il livello di gravità dell’incidente è salito a sei, superando quello di Three Mile Island, come avevamo ipotizzato da subito, ad un passo dal livello massimo sino ad oggi raggiunto solo da Cernobyl.
Le poche pompe in funzione continuano a pompare acqua di mare e boro nel tentativo di raffreddare i noccioli roventi ed interrompere la fusione delle barre di combustibile, e nel tentativo di domare anche quel processo di fissione che qualche decennio fa affascinò tecnici e scienziati, mostrando tuttavia da subito la sua potenziale incontrollabilità.
Se tutto questo avviene in Giappone, è lecito chiederci cosa diventerebbe declinato sul territorio italiano, dominato dagli interessi degli appalti, delle mafie e delle eco-mafie. La centrale di Fukushima era una delle 25 centrali più sicure al mondo, la TEPCO una ditta seria ed affidabile nella costruzione e nella manutenzione. Una centrale che avrebbe resistito anche ad un sisma dell’ ottavo grado. Certo quasi un nono grado seguito da uno tsunami era considerato, a ragione, un evento poco probabile. La natura ci ha dimostrato che poco probabile non significa impossibile e ci troviamo ora ad affrontare una catastrofe naturale inevitabile sommata ad una catastrofe assolutamente evitabile derivante dalla perdita di controllo su tecnologie delle quali dovremmo e potremmo da subito iniziare a farne a meno. Solo il nostro governo sembra non accorgersene.

Claudio Santi

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Fukushima: rischio fusione anche per il reattore n.3

Secondo le agenzie Adskronos e Kyodo persiste lo stato di massima allerta presso la centrale nucleare di Fukushima, pesantemente danneggiata dal terremoto dei giorni scorsi. Si continua ad immettere acqua nel reattore numero uno esploso ieri mattina provocando il crollo del soffitto e della gabbia esterna di contenimento. Lo stesso avviene per i reattori due e tre nei quali persistono problemi al sistema di raffreddamento e rischi di aumento di pressione ed esplosioni. Dal sito ufficiale del gestore nazionale TEPCO si apprende che nei reattori 1 e 3 le autorità iniettando insieme ad acqua di mare anche acido borico, una sostanza che ha il compito di catturare neutroni e controllare eventuali reazioni nucleari a catena. Una evenienza quindi quella della fusione del nucleo del reattore che per questi due reattori non può essere ancora del tutto esclusa.

È chiaro, stiamo vivendo una situazione di incertezza in cui le informazioni ufficiali tendono a ridurre gli allarmismi, minimizzando probabilmente in maniera eccessiva la potenziale gravità della situazione.

Sale infatti il numero delle vittime contaminate, e Kyodo News riporta che almeno 10 casi di contaminazione sono stati accertati fuori dal perimetro dei 20 chilometri considerati a rischio.

Una situazione in rapida evoluzione, con informazioni anche contraddittorie che si susseguono e difficili spesso da verificare. Ci auspichiamo che lo sforzo ed i sacrifici dei tecnici unitamente alla tecnologia a loro disposizione possa scongiurare il peggio, ma tutto questo impone inevitabilmente una riflessione critica sui nostri modelli di sviluppo e sull’opportunità di rivedere anche in Italia i programmi di approvvigionamento energetico.

Certo siamo difronte ad un evento sismico di inaudita violenza ma non dimentichiamoci che stiamo cercando di scongiurare che la catastrofe venga da una delle centrali nucleari sino ad oggi ritenuta tra le più sicure al mondo.

Claudio Santi

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Fukushima peggio di Three Mile Island ?

Per cercare di capire cosa sia realmente successo e cosa stia succedendo ora nella centrale nucleare di Fukushima è necessario andare per ordine. I primi allarmi della tarda serata di ieri anche se goffamente banalizzati dalle semplicistiche affermazioni di Chicco Testa su “la 7” oggi sembrano avere un logico quanto preoccupante seguito.

E’ oramai ufficiale che il terremoto di ieri ha provocato danni a due dei reattori della centrale danni che, sommati a quelli subiti dalle infrastrutture ordinarie (energia elettrica e fornitura idrica) hanno determinato lo stato di allerta prima ed emergenza immediatamente dopo. Il problema in questi casi è che il surriscaldamento non controllato del nocciolo determini una fusione del reattore con conseguenze molto simili a quelle che l’umanità ha già sperimentato con Cernobyl. E’ chiaro che se manca l’energia elettrica che fa muovere le pompe e se l’acqua di raffreddamento viene meno perché (come in questo caso) le dighe cedono ed i bacini si svuotano la temperatura del reattore ed un eventuale inizio di fusione del nocciolo non possono più essere controllati. Le notizie sono ancora contrastanti ma la stessa TEPCO (Compagnia Elettrica di Tokyo) nel suo sito riporta che i responsabili della centrale hanno chiesto il permesso di espellere dalla centrale i vapori in sovrapressione con relativa immissione di radioattività nell’ambiente circostante che secondo alcune fonti avrebbe raggiunto livelli mille volti superiori al livello di soglia. Insieme ad isotopi poco preoccupanti preoccupanti come lo Iodio che si dimezza in soli otto giorni e’ stata riscontrata la presenza di Cesio 137, un elemento che dimezza spontaneamente la sua concentrazione quindi la sua radioattività in 30 anni, ma che soprattutto potrebbe stare a significare un problema serio al nocciolo del reattore. Problema che la compagnia elettrica non ha nascosto ammettendo una parziale fusione del reattore n°1 che tuttavia dichiara di avere ora sotto completo controllo, sarebbe interessante sapere anche come ndr. Il rischio che si sta ancora correndo a Fukushima è considerevole se si considera che sono state fatte evacuare 45 mila persone per un raggio di 10 chilometri. Una situazione probabilmente peggiore a quella del più grande disastro nucleare avvenuto negli USA (1979 a Three Mile Island) quando il surriscaldamento del reattore provocò la parziale fusione del nucleo rilasciando nell’atmosfera gas radioattivi pari a 15000 terabequerel (TBq). In quella occasione vennero però evacuate 3.500 persone in un raggio di soli 2 chilometri.

Le notizie che giungono in diretta mentre sto scrivendo non sono rassicuranti, l’ esplosione nell’edificio che ospita il reattore avrebbe provocato il crollo del soffitto e la distruzione della gabbia esterna di contenimento del reattore stesso. La popolazione non evacuata, quella cioè che vive a più di dieci chilometri di distanza dal reattore, è stata invitata dalla tv a mettere in atto tutte le misure di emergenza contro la contaminazione radioattiva, tapparsi in casa, coprire naso e bocca con stracci bagnati, non consumare frutta e verdura. Alla faccia della situazione sotto controllo!

Claudio Santi


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Il rischio per le centrali nucleari viene anche dal cielo

Stando ad uno studio dell’aeroporto di Lydd, nel Kent il rischio che un incidente aereo coinvolga una centrale nucleare provocando la fuoriuscita di nubi letali sarebbe superiore alle stime ufficiali, un errore che secondo gli esperti dell’inchiesta realizzata dall’aeroporto vizierebbe i risultati di circa un venti percento.
A seguito di questa indagine indipendente anche l’ HSE (ente per la sicurezza e la salute) ha ammesso per la prima volta ufficialmente che incidenti aerei potrebbero provocare una catastrofe nucleare, sollevando interrogativi circa la sicurezza degli impianti nucleari in tutto il Regno Unito.
L’aeroporto di London Ashford, vicino alla città di Lydd su Romney Marsh, nel Kent, ha chiesto di espandere la sua pista di quasi 300 metri in modo che possa ospitare grandi aerei passeggeri. Questo potrebbe più che triplicare il numero annuo di decolli e atterraggi da 9.000 a 32.000 entro il 2014. L’aeroporto si trova a tre miglia dal complesso nucleare di Dungeness, che comprende una centrale operativa ed una che è in fase di smantellamento.
Nel rapporto dell’Agenzia britannica di sicurezza nucleare, reso noto nel giugno 2009, oltre ai problemi relativi al sistema di automazione e controllo di emergenza, veniva, evidenziato come sia per l’EPR che per il reattore nippo-americano AP1000 manchino sufficienti informazioni per valutare la tenuta del reattore rispetto a eventi esterni come un incidente aereo.
La storia del recente passato racconta anche di incidenti importanti che, per una fortunata coincidenza, non hanno avuto ben più drammatiche conseguenze come ad esempio quello del 18 Novembre 1999 in Scozia quando un Tornado della Raf in esercitazione precipitò in mare di fronte alla centrale nucleare di Torness a meno di ottocento metri dall’impianto.
Dobbiamo poi considerare che non esistono solo rischi diretti, l’uranio impoverito prodotto come scarto da smaltire durante la fase di purificazione del combustibile per le centrali nucleari viene utilizzato come contrappeso nella costruzione di alcuni veivoli. Nel 1988 a Lockerbie l’incidente aereo del volo PAN AM 103 provocò una pesante contaminazione da uranio di tutta l’area interessata, contaminazione della quale hanno fatto poi le spese le popolazioni residenti.

Claudio Santi

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