Riuscirà Dilma a colmare gli insuccessi di Lula?

In concomitanza con le elezioni di mezzo mandato che si preannunciano disastrose per il primo presidente di colore degli Stati Uniti, Obama, arriva dalle americhe un altra affermazione storica, Dilma Roussef prima donna presidente in Brasile. Una vittoria annunciata, una vittoria fortemente voluta e catalizzata dal presidente uscente Luiz Inacio Lula da Silva. Una vittoria che consegna alla storia il proseguimento del governo e del governatore più amato dai brasiliani attraverso la sua diretta delfina Dilma. Una vittoria che tuttavia non può non tenere conto del prezzo che il Brasile ed il pianeta tutto ha dovuto pagare a favore del Pil brasiliano: gli ettari di foresta amazzonica perduti, l’azzeramento dei diritti delle popolazioni indigene, le gigantesche dighe costrutie contro il volere delle popolazioni interessate con l’espulsione dalle proprie terre di migliaia di abitanti (100 mila abitanti espulsi per decreto solo per la diga sul fiume Xingu che inonderà 500 chiometri quadrati di foreste e campi coltivati). Per non parlare poi del fatto che il governo Lula ha portato in Brasile il nucleare e la produzione di canna da zucchero come fonte di bioetanolo per auto. Ed è proprio la corsa alla produzione di bioetanolo che sta mettendo in seria crisi sia la produzione agricola alimentare stimolando una pericolosa corsa alla deforestazione, soprattutto in Amazzonia.
E’ innegabile, la stabilizzazione economica ha prodotto anche risultati rilevanti in campo sociale (incremento della scolarizzazione e dell’accesso al servizio sanitario nazionale, diminuzione dell’analfabetismo e della violenza urbana).
Ora spetta a Dilma saper trovare un equilibrio sostenibile ad una ripresa economica che rischia altrimenti di diventare inebtriante, c’è bisogno di un controllo maggiore sull’ingerenza delle multinazionali, mettendo in atto una reale politica e riforma redistributiva che sino ad oggi è di fatto mancata.

Claudio Santi

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