La società dei rifiuti e le nostre illusioni

Il problema dei rifiuti non può essere analizzato in maniera separata dal contesto sociale e culturale che lo produce, una società consumistica, pervasa dalla cultura della crescita basata sul consumo.
Bisogna consumare per portare avanti la macchina produttiva, per sostenere le occupazioni ed i redditi. Da una parte si stimola il consumo di beni sempre più inutili, dall’altro miliardi di donne uomini e bambini non hanno il minimo necessario per sopravvivere. Quasi sempre non si tiene in considerazione che tutto ciò che si produce è destinato a diventare rifiuto e che questo passaggio avviene ad una velocità sempre maggiore perché sempre maggiore è la velocità con cui deve girare il volano dell’economia mondiale.
Questa rincorsa ha portato a produrre e commercializzare direttamente rifiuti: tutto quello che definiamo usa e getta, tutti gli imballaggi ed i contenitori a perdere altro non sono se non oggetti acquistati già come rifiuto.
Con i rifiuti si sono prima riempite le discariche, poi si è passati all’incenerimento nel’ ottica di togliere dal mercato l’oggetto inutile creando lo spazio per il nuovo da acquistare. Più tardi ancora si è deciso di termovalorizzare aggiungendo all’illusione di poter far sparire i rifiuti dalla faccia della terra anche quella di poterci ricavare energia. Un termovalorizzatore brucia con rendimenti energetici infimi non solo il frutto del nostro mondo consumistico ma anche tutta l’energia che è stata consumata per produrre ciò che potrebbe diversamente essere riciclato
E per finire l’illusione del ciclo integrato che funziona bene per ripulire la coscienza ecologista di qualche amministrazione ma che non potrà mai permettersi di esagerare troppo nella differenziazione e nel riclaggio se non vuole perdere il business dell’incenerimento termovalorizzato.
Cosa altro ci rimane? Probabilmente l’utopia della sobrietà. Ridurre i consumi superflui significherebbe ridurre i rifiuti e con essi tutti problemi che ne derivano. Ridurre gli imballaggi inutili, reintrodurre i contenitori a rendere, incentivare la distribuzione di prodotti sfusi, eliminare dal mercato l’usa e getta, e reintrodurre quello dell’usato, agevolare il compostaggio domestico.E dopo questo raccolta differenziata, porta a porta capillare, sensibilizzazione e coinvolgimento dei cittadini e degli operatori nella gestione del riciclaggio.
Sono iniziative semplici, ridurre, riusare, riciclare iniziative a portata di mano per amministratori e cittadini, iniziative che OCSE ed UE suggeriscono da oltre trenta anni. Politiche e comportamenti forse fin troppo accessibili da mettere a rischio il funzionamento degli inceneritori per mancanza di combustibile

Claudio Santi

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