Nucleare: la promessa di posti di lavoro

“In vista del nuovo programma nucleare italiano è necessario identificare per tempo le esigenze di formazione e gli interventi per disporre delle competenze necessarie.” E’ quanto afferma Giovanni Lelli (ENEA) intervenuto al convegno “La formazione delle risorse umane nel nuovo programma nucleare”, organizzato dallo stesso ente per l’energia.
Il timore dei nuclearisti è ufficialmente quello che la mancanza di competenze possa diventare, a breve, un punto di criticità per lo sviluppo del programma nucleare nazionale anche se nella sostanza si tratta dell’ennesima carta di propaganda mediatica giocata sulla promessa di prospettive ed opportunità professionali qualificate spendibili anche in altri paesi dove il nucleare è oggi già una realtà.
Peccato ci si dimentichi di dire che il numero delle centrali nucleari nel mondo, cresciuto in maniera esponenziale sino a circa venti anni fa, è oggi pressoché stabile, le nuove centrali in costruzione stentano ad essere completate per mancanza di fondi e non diminuiscono solo perché i costi di chiusura e di smantellamento sono ad oggi insostenibili ed esporrebbero gli operatori e le popolazioni a rischi in larga parte imprevedibili.
L’ENEA si spinge oltre, ostentando uno spettro di competenze necessarie che coinvolgerà proprio tutti dai project manager ai saldatori, e chiedendo maggiore sostegno alla ricerca universitaria in questo settore. Anche su questo punto va ricordato che le università italiane, non hanno mai chiuso le facoltà di ingegneria nucleare, e che la ricerca è stata sempre attiva ed ampiamente finanziata, oltre che dal nostro stato, dai vari programmi europei per i quali gli scienziati italiani hanno continuato liberamente a lavorare.
Le logiche della propaganda, come sempre, si conciliano male con gli interessi della gente e puntano dritte alla difesa delle lobby e dei poteri economico commerciali. Probabilmente il piano energetico nucleare offrirà opportunità lavorative ma né più né meno di quelle che potrà offrire un concreto piano di sviluppo energetico delle rinnovabili. È invece dato pubblico che nel nostro paese queste ultime sono ampiamente penalizzate ripeto alle prime in termini di investimenti per la ricerca, a partire da quella universitaria.
Non si mascheri il diritto alla ricerca ed al progresso con la distrazione di fondi pubblici per tutelare e garantire interessi lucrativi privati, non si millanti la prospettiva di opportunità professionali solo per convincere gli Italiani ad accettare una soluzione che sicuramente sarà costosa, rischiosa e soprattutto non definitiva.

Claudio Santi

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