Mi(ni)stero della Cultura

L’ennesima gaffe del ministro gelmini (l’utilizzo della minuscola non è un refuso) sottolinea con quanto pressappochismo venga gestito in Italia un settore strategico e fondamentale come quello della Cultura. (anche in questo caso l’utilizzo della maiuscola non è un refuso) E’ sacrosanto che un ministro non possa essere al tempo stesso un fisico un chimico un medico un letterato un matematico un biologo ….. ma in genere dovrebbe corredarsi di competenze tecniche in modo da evitare figuracce del genere e se possibile agire con cognizione di causa su quello che è chiamato a fare nei vari settori che riguardano l’istruzione e la ricerca scientifica.
Un ministro che pensa di aver contribuito con 45 milioni di euro alla realizzazione di un tunnel di 750 chilometri, non ha idea di quello che dice non solo sul piano scientifico e tecnico ma nemmeno economico. Tanta incompetenza tuttavia non credo possa essere archiviata solo come evidente e conclamata incapacità, il ministro gelmini è espressione dell’azione distruttiva che i governi Berlusconi hanno iniziato a mettere in atto oramai da anni, allo scopo di depotenziare gli unici canali in grado di dare ai futuri cittadini strumenti per pensare, prendere coscienza ed agire in maniera consapevole.
A tale proposito sono andato a rileggere un mio vecchio scritto dove commentavo una pubblicazione della fondazione Magna Carta “Governare l’Italia per l’istruzione e la ricerca scientifica”.
Nella recensione e presentazione del libro si legge: “La pubblica istruzione italiana è in condizioni a dir poco pessime……..Quel che è peggio, queste condizioni sono in rapidissimo peggioramento. Tanto da consentire di ipotizzare che quel poco che resta di solido sarà spazzato via entro un decennio, o forse ancora prima…….”
“Il problema sta nei principi pedagogici che regnano nel Ministero della Pubblica Istruzione, ……..che sono pervasi da uno pseudo-pensiero politicamente corretto, da un “democratese”, che ha fatto di essi causa non ultima della perdita di baricentro e della sempre più marcata incapacità educativa della scuola italiana. ………. questi principi negano che nel processo educativo debbano esservi dei robusti elementi non diciamo di autoritarismo, ma quanto meno di autorità e autorevolezza…..”
“Quello che il programma di Magna Carta intende sottolineare, è innanzitutto l’esigenza di recuperare …… la consapevolezza che educare significa, almeno in una certa misura (non occorre certo tornare alle punizioni corporali…), imporre dall’alto nozioni, punti di vista e anche principi – quelle nozioni, quei punti di vista e quei principi che sono indispensabili alla salvaguardia della civiltà, considerata non come un prodotto spontaneo delle pulsioni umane, ma come una costruzione fragile e artificiale. ….Nicolàs Gòmes Devila s…. «Educare l’uomo è impedirgli la libera espressione della sua personalità».

Molti si chiederanno cosa sia la fondazione Magna Carta:

“La fondazione Magna carta è una Fondazione dedicata alla ricerca e allo studio di ipotesi di riforma in quattro grandi aree tematiche: la politica estera; la riorganizzazione dello Stato; l’innovazione, la ricerca e l’istruzione; il welfare, l’economia e il mercato”

Scorrendo tra le pagine del sito si scopre che il presidente onorario è il senatore Quagliarello ( PdL), e che il comitato scientifico è formato tra i tanti da: i ministri Maurizio Sacconi e Renato Brunetta, i senatori Enrico La Loggia (PdL), Margherita Boniver (PSI), il sottosegretario Alfredo Mantovano, l’europarlamentare Marco Taradash (PdL) ed Antonio Catricalà (presidente antitust ed ex capogabinetto al ministero Istruzione e Ricerca Scientifica)
E tra i fondatori troviamo banche, agenzie editoriali, finanziarie e…… guarda caso Mediaset e Finmeccanica.

Ovviamente nulla più che un semplice elemento di riflessione ma due più due, fino a prossima smentita ministeriale, credo continui a fare ancora quattro!

Claudio Santi

Annunci
Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Produzione di CO2: è solo colpa dei Paesi emergenti?

Uno degli impegni presi a Copenhagen era quello di contenere entro il 2100 il riscaldamento climatico al di sotto di 2 gradi rispetto all’epoca pre-industriale. Un impegno che  sembra oggi essere pura utopia se è vero che, nel 2010, sono state prodotte ed emesse complessivamente  30,6 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (CO2), con un incremento di 1,6 miliardi di tonnellate rispetto all’anno precedente (Fonte IEA International Energy Agency). Per ripettare la Road Map di Copenhagen fino al 2020 non si sarebbero dovuti superare i 32 miliardi di tonnellate, cosa che probabilmente avverrà invece già quest’anno se continuerà la tendenza che, negli scenari dell’IPCC (Intergovernmental Panel of Climate Change), veniva prospetata come la peggiore con il rischio di raggiungere al 2100 un incremento di temperatura di addirittura 4 gradi.
Apparentemente la responsabilità è dei paesi emergenti i quali, superata la crisi economica, producono oggi tre quarti della CO2 emessa ma va considerato che questo non corrisponde ad una riduzione dell’impronta ecologica dell’occidente che ha semplicemente delocalizzato le emissioni. Colpa della delocalizzazione delle produzioni e dell’aumento delle importazioni che mette la quota di emissione a carico del paese che produce un bene e non a carico del paese che lo utilizza. Un problema non solo etico ma profondamente pratico che ci restituisce la preoccupante evidenza che, a livello globale, non è ancora iniziato il necessario quanto urgente ridimensionamento del consumo delle risorse e del territorio collegato ad una ridistribuzione equa della qualità della vita.

Claudio Santi

Pubblicato in ambiente e futuro sostenibile | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Passa la nube ma non la paura!

La nube radioattiva partita dalla centrale di Fukushima è diretta verso l’Europa, e con molta probabilità passerà domani anche sopra l’Italia. Al momento è difficile prevederne la reale pericolosità e la tendenza è quella a rassicurare anche se nessuno vuole sbilanciarsi più di tanto.
Giancarlo Torri, responsabile del Servizio misure radiometriche del Dipartimento nucleare dell’Ispra, ha parlato di possibilità di contaminazione minima, senza rischi per la salute dichiarando tuttavia che le Arpa regionali sono state allertate allo scopo di monitorare in tempo reale il passaggio della nube sul nostro territorio.
Prevedere la reale entità della contaminazione è sicuramente difficile. Dipende in primo luogo dalla diluizione che la nube originale ha subito durante lo spostamento e dipende anche dal tipo di radioisotopi presenti. E’ ragionevole ipotizzare che lo iodio 131, con un tempo di decadimento piuttosto rapido, possa essere considerato non più un pericolo per la salute pubblica. Diversamente altri radioisotopi come Cesio 137 potrebbero sicuramente presentare un rischio maggiore a medio e lungo termine, legato soprattutto ai tempi di dimezzamento più lunghi ed alla possibilità di bioaccumulo e di contaminazione della catena alimentare. Questo non è il momento degli allarmismi e, per quanto mi riguarda, ripongo totale fiducia nelle autorità deputate al monitoraggio dell’ambiente ed al  mantenimento della nostra salute. Non possiamo tuttavia esimerci da una riflessione che assume un carattere assolutamente generale, una riflessione legata alla globalità delle conseguenze di un disastro nucleare. Conseguenze che non risparmiano nemmeno popolazioni a diecimila chilometri di distanza, sottoponendole ad un rischio che, ammesso venga confermato minimo, non potrà mai essere nullo. Conseguenze che, in caso di una reale contaminazione,  potrebbero risultare economicamente pesanti, basti pensare all’agricoltura,all’allevamento ed all’industria alimentare in genere. Per il momento non ci resta che augurarci che la realtà rispecchi effettivamente gli auspici ed i ragionevoli tentativi di previsione e che la situazione nella centrale giapponese possa essere quanto prima dichiarata stabile e definitivamente sotto controllo.

Claudio Santi

Pubblicato in ambiente e futuro sostenibile | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Iodio-131: Cernobyl continua a produrre tumori alla tiroide

In uno studio apparso il 17 marzo 2011 sulla rivista Environmental Healt Perspectives un team internazionale di ricercatori, coordinati dal National Cancer Institute del dipartimento della salute degli Stati Uniti, riporta che l’esposizione a iodio 131 può essere la causa dei nuovi casi di tumore alla tiroide che ancora oggi vengono riscontrati tra le persone che nel 1986 furono esposte al fallout dell’incidente nucleare di Cernobyl.

È stata individuata una netta correlazione dose effetto tra la quantità di energia radiante assorbita ed insorgenza delle neoplasie, con un trend costante nel tempo, che non sembra ancora diminuire. Lo studio ha coinvolto 12500 pazienti che avevano, all’epoca dell’incidente, meno di diciotto anni e risiedevano in una delle regioni limitrofe: Chernigov, Zhytomyr, e Kiev. A tutti i pazienti è stata misurata la dose di iodio-131 assorbita nei due mesi successivi all’incidente, e sono poi seguiti controlli analitici strumentali e medici con frequenza periodica fino a quattro volte l’anno. Dall’analisi della storia di ciascun paziente è stato possibile valutare anche l’influenza di alcune abitudini come ad esempio il consumo di latte o del trattamento profilattico con iodio non radioattivo subito dopo l’incidente che si è dimostrato utile a prevenire i danni alla tiroide ed il rischio dell’insorgenza di un tumore.

Claudio Santi

Pubblicato in ambiente e futuro sostenibile | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Fukushima: la Protezione Civile Italiana pensi alla sicurezza dei nostri connazionali e non alla propaganda pro-nucleare

Inqualificabile l’atteggiamento della squadra di tecnici della protezione civile italiana arrivata ieri in supporto all’ambasciata italiana a Tokyo. In un momento di crisi e di evidente rischio per quanto sta accadendo a Fukushima-1, mentre la stessa ambasciata invita gli italiani a lasciare la città, affrettarsi a dichiarare che Tokyo è una città meno radioattiva di Roma appare come la dichiarazione propagandistica di un governo preoccupato per le ripercussioni che questa tragedia potrà avere sulla sua politica nucleare piuttosto che per la salute della gente ed ai pericoli reali per l’ambiente ed il pianeta.
La stessa agenzia nucleare americana segue con apprensione l’evolversi della situazione evacuando cittadini americani per un raggio di 80 chilometri dalla centrale imponendo al governo USA un profondo ripensamento sul piano energetico nazionale.
Chiaramente trovandomi in Italia non mi permetto di criticare la bontà dei rilevamenti spettroscopici fatti dai tecnici della nostra protezione civile, ma non posso non rilevare l’assoluta inutilità delle loro dichiarazioni alla stampa sulle quali pesa forte il sospetto di una strumentalizzazione politica.
Che a Tokyo ancora non ci siano livelli di radioattività pericolosi per la popolazione non è mai stato in dubbio, se questo è quello che la nostra protezione civile è andata a fare in Giappone potevamo anche risparmiare i soldi della loro trasferta. Tuttavia non può essere nascosto che a Fukushima la situazione sia moto critica, a tratti fuori dal controllo delle squadre di soccorso costrette ad allontanarsi a causa delle elevate concentrazioni di radioattività. Si interviene oramai da lontano, elicotteri, qualcuno ha parlato di cannoni ad acqua che proprio ora si apprende non sono utilizzabili, troppo rischiosi per gli operatori. Una situazione critica ed incerta sulla quale nessuno può fare previsioni ne giocare la partita sporca del sensazionalismo o della minimizzazione.
Quanto sta accadendo in Giappone non ha bisogno di spettacolarizzazioni mediatiche per mostrare in tutta la sua drammaticità quali possono essere i rischi connessi ad una centrale nucleare. Svizzera, Germania, Stati Uniti, Regno Unito stanno rilasciando dichiarazioni caute e volte ad un ripensamento critico sul nucleare. A casa nostra questo non avviene e la preoccupazione è rivolta maggiormente ad ovattare l’ opinione pubblica per non permettere che una scelta democratica, libera ed informata possa rovinare la gallina dalle uova d’oro per le lobbies ed i signori degli appalti. Buon Compleanno Italia !

Claudio Santi

Pubblicato in ambiente e futuro sostenibile | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Fukushima: previsioni e timori in larga parte confermati

Una dopo l’altra cadono le pedine di questa drammatica partita a scacchi. Dopo il reattore numero uno è stata la volta del tre ed a seguire il due e poche ore fa il quattro.
Oramai è evidente che l’ottimismo arrogante ostentato nei primi momenti dal promotore del Forum nucleare, Chicco Testa, era quantomeno fuori luogo.
Purtroppo appaiono tutte realizzate le nostre previsioni ed i nostri timori.
Che la situazione fosse più grave di quanto il tam tam frenetico delle notizie lasciava trasparire era evidente da tutta una serie di decisioni prese dalle autorità e dai tecnici della TEPCO, e dai piani di evacuazione che si andavano facendo via via più massicci col passare del tempo.
Nelle prime ore di oggi, alcuni colleghi di Tokio parlavano addirittura di una possibile evacuazione della città, un esodo che assumerebbe un significato quasi biblico difrontre ad una catastrofe che pochi eroici tecnici e pompieri stanno cercando di evitare, esponendo le loro vite ad un rischio pressoché certo quanto disperato.
Il livello di gravità dell’incidente è salito a sei, superando quello di Three Mile Island, come avevamo ipotizzato da subito, ad un passo dal livello massimo sino ad oggi raggiunto solo da Cernobyl.
Le poche pompe in funzione continuano a pompare acqua di mare e boro nel tentativo di raffreddare i noccioli roventi ed interrompere la fusione delle barre di combustibile, e nel tentativo di domare anche quel processo di fissione che qualche decennio fa affascinò tecnici e scienziati, mostrando tuttavia da subito la sua potenziale incontrollabilità.
Se tutto questo avviene in Giappone, è lecito chiederci cosa diventerebbe declinato sul territorio italiano, dominato dagli interessi degli appalti, delle mafie e delle eco-mafie. La centrale di Fukushima era una delle 25 centrali più sicure al mondo, la TEPCO una ditta seria ed affidabile nella costruzione e nella manutenzione. Una centrale che avrebbe resistito anche ad un sisma dell’ ottavo grado. Certo quasi un nono grado seguito da uno tsunami era considerato, a ragione, un evento poco probabile. La natura ci ha dimostrato che poco probabile non significa impossibile e ci troviamo ora ad affrontare una catastrofe naturale inevitabile sommata ad una catastrofe assolutamente evitabile derivante dalla perdita di controllo su tecnologie delle quali dovremmo e potremmo da subito iniziare a farne a meno. Solo il nostro governo sembra non accorgersene.

Claudio Santi

Pubblicato in ambiente e futuro sostenibile | Contrassegnato , , | 2 commenti

Fukushima: rischio fusione anche per il reattore n.3

Secondo le agenzie Adskronos e Kyodo persiste lo stato di massima allerta presso la centrale nucleare di Fukushima, pesantemente danneggiata dal terremoto dei giorni scorsi. Si continua ad immettere acqua nel reattore numero uno esploso ieri mattina provocando il crollo del soffitto e della gabbia esterna di contenimento. Lo stesso avviene per i reattori due e tre nei quali persistono problemi al sistema di raffreddamento e rischi di aumento di pressione ed esplosioni. Dal sito ufficiale del gestore nazionale TEPCO si apprende che nei reattori 1 e 3 le autorità iniettando insieme ad acqua di mare anche acido borico, una sostanza che ha il compito di catturare neutroni e controllare eventuali reazioni nucleari a catena. Una evenienza quindi quella della fusione del nucleo del reattore che per questi due reattori non può essere ancora del tutto esclusa.

È chiaro, stiamo vivendo una situazione di incertezza in cui le informazioni ufficiali tendono a ridurre gli allarmismi, minimizzando probabilmente in maniera eccessiva la potenziale gravità della situazione.

Sale infatti il numero delle vittime contaminate, e Kyodo News riporta che almeno 10 casi di contaminazione sono stati accertati fuori dal perimetro dei 20 chilometri considerati a rischio.

Una situazione in rapida evoluzione, con informazioni anche contraddittorie che si susseguono e difficili spesso da verificare. Ci auspichiamo che lo sforzo ed i sacrifici dei tecnici unitamente alla tecnologia a loro disposizione possa scongiurare il peggio, ma tutto questo impone inevitabilmente una riflessione critica sui nostri modelli di sviluppo e sull’opportunità di rivedere anche in Italia i programmi di approvvigionamento energetico.

Certo siamo difronte ad un evento sismico di inaudita violenza ma non dimentichiamoci che stiamo cercando di scongiurare che la catastrofe venga da una delle centrali nucleari sino ad oggi ritenuta tra le più sicure al mondo.

Claudio Santi

Pubblicato in ambiente e futuro sostenibile | Contrassegnato , , | 2 commenti